- Ernie discali o protrusioni cervicali: la fuoriuscita del disco intervertebrale preme direttamente sulla radice nervosa.
- Artrosi cervicale (uncoartrosi): la formazione di piccoli becchi ossei (osteofiti) restringe lo spazio di uscita dei nervi (forame di coniugazione).
- Sindromi da intrappolamento muscolare: forti contratture dei muscoli del collo (come gli scaleni) che comprimono il passaggio dei fasci nervosi.
- Decompressione e Riduzione del Dolore: utilizzo di tecniche di terapia manuale osteopatica estremamente delicate per allentare la pressione sul nervo infiammato e donare un sollievo immediato.
- Trattamento Miofasciale e Terapia Manuale: manovre mirate a disattivare le contratture muscolari riflesse lungo tutto il decorso del braccio, migliorando la mobilità della spalla e della colonna.
- Neurodinamica: tecniche specifiche di mobilizzazione del tessuto nervoso per ripristinare il corretto scorrimento del nervo all’interno dei suoi canali anatomici, riducendo formicolii e tensioni.
- Esercizi di Rinforzo e Stabilizzazione: una volta superata la fase acuta, il paziente viene guidato in esercizi terapeutici specifici per proteggere il tratto cervicale e prevenire le ricadute.
Trattamento
Per quanto concerne il trattamento del paziente con Cervicobrachialgia può essere utile fare riferimento ad una delle più recenti classificazioni, che in base al grado di interessamento della patologia indica il tipo di terapia più indicata.
Grado 1: Assenti segni o sintomi che possano indicare un’importante patologia strutturale e assenti o presenti in minima parte interferenze nello svolgimento delle attività della vita quotidiana; non richiede indagini strumentali.
Grado 2: Assenti segni o sintomi che possano indicare un’importante patologia strutturale, ma presenti diversi disturbi che interferiscono con lo svolgimento delle attività di vita quotidiana; il paziente richiede una terapia che consenta di avere sollievo dal dolore e si procede con un intervento volto a prevenire la disabilità a lungo termine.
Grado 3: Assenti segni o sintomi che possano indicare un’importante patologia strutturale, ma presenti segni di un coinvolgimento delle strutture nervose come la diminuzione dei riflessi tendinei profondi, debolezza e / o deficit sensoriali; è indicato richiedere un’indagine strumentale ed intraprendere un intevento intensivo per evitare l’instaurazione della patologia.
Grado 4: Presenti segni o sintomi di un’importante patologia strutturale, come fratture vertebrali, mielopatia, neoplasie o disturbi sistemici; è vivamente consigliata l’esecuzione di varie indagini strumentali, per valutare al meglio la condizione e di delineare il trattamento più indicato.
Come trattiamo i pazienti
Nei pazienti che presentano un grado di livello 1 o 2 (in assenza di radicolopatie o alterazioni strutturali) si consiglia l’assunzione di farmaci antinfammatori e miorilassanti e grazie ad un trattamento combinato, basato sulla ginnastica posturale e sull’utilizzo delle terapie strumentali è possibile raggiungere ottimi risultati nella riduzione dei sintomi dolorosi.
Infatti, tramite la Tecarterapia si ottiene un effetto decontratturante e vascolarizzante, mentre la Laserterapia ad alta potenza agisce in profondità e consente di ridurre l’infiammazione ed il dolore. Inoltre lo svolgimento di manovre di allungamento e rinforzo muscolare risulta molto efficace, anche nel trattamento di pazienti appartenenti al Grado 3, rispetto all’utilizzo di iniezioni di corticosteroidei transforaminali ed epidurali, poichè consente di ristabilire le lunghezze fisiologiche dei muscoli interessanti e di ridurre l’instabilità del rachide causata dalla debolezza muscolare.
L’intervento chirurgico, che fino a pochi anni fa rappresentava il trattamento d’elezione, è stato sostituito da approcci più conservativi, ma nei pazienti con sintomi riferibili al Grado 4 si è dimostrato utile.
In particolar modo le operazioni più frequenti sono risultate: l’artrodesi intersomatica, che consiste nella rimozione del disco intervertebrale (discectomia) e nella sua sostituzione con una protesi oppure la microdiscectomia in cui si rimuove la parte di disco erniata, che risulta però possibile solo se il disco non è degenerato.



